La rivoluzione dei contadini siciliani, 3.000 ettari di grani antichi contro le multinazionali

Il ritorno della biodiversità in agricoltura, parte dalle spighe del frumento locale. Per migliorare l’ambiente, l’alimentazione e la salute

132353209-fc51a8fc-a770-4460-be1d-27e9c2e16013

TORNANO i grani antichi in Sicilia. Tornano a riempire i campi, ricostruiscono paesaggi, arricchiscono la biodiversità di un’agricoltura che da decenni ha ridotto a poche specie super selezionate il frumento dell’isola che fu uno dei granai dell’Impero romano. Ufficialmente sono solo 500 ettari, ma c’è chi parla di 3.000. I contadini che stanno passando al biologico e al recupero delle sementi locali crescono di anno in anno, si associano, mettono in piedi filiere alimentari e fanno cultura, oltre che coltura.

Continua su repubblica.it

Foto: Bari – L’Altro Vertice – Molti più di 7!

Dall’11 al 13 maggio nella città di Bari si è tenuto il G7, il vertice fra i ministri delle finanze di Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada.
Durante queste giornate, il centro cittadino di Bari si è trasformato un’enorme zona rossa, chiusa e militarizzata, dove sono state prese decisioni che riguardano tutte e tutti noi.
Il 12 e il 13 maggio si è svolto al Parco Due Giugno l’ AltroVertice organizzato dal coordinamento Molti più di 7: due giorni di dibattiti, laboratori, iniziative ludiche anche per i più piccoli,assemblee, concerti.

Uno spazio di discussione, partecipazione, democrazia reale, in opposizione al G7 che ha coinvolto tutta la popolazione.

Anche il Movimento Gocce di Giustizia ha partecipato, proponendo i laboratori dell’impronta idrica e delle filiere del cioccolato.

Aggiornamento laboratorio impronta idrica

DSC_0293Il materiale per il laboratorio sull”impronta idrica è stato aggiornato. Scaricate i nuovi file per la piramide dell’acqua e l’istogramma del consumo domestico dell’acqua sulla pagina del laboratorio:

http://www.goccedigiustizia.it/laboratori/impronta-idrica/

Il laboratorio ha come finalità educare al consumo responsabile nei confronti dell’acqua, facendo cogliere i consumi dell’acqua a livello domestico e sui prodotti della nostra tavola, sensibilizzando anche sulle problematiche inerenti al grande bene comune che è l’acqua. Il laboratorio vuole trasmettere un forte appello per la custodia dell’acqua perché è la madre della vita.


Adriano Sella e il movimento Gocce di Giustizia

Nuovi Stili di Vita alla luce del Vangelo: La Boicottega

Locandina nuovi stili 7 maggioDomenica 7 maggio, dalle 15.30 alle 17.00 e dalle 18.00 alle 19.30, quarto appuntamento con il Percorso di laboratori interattivi, “Nuovi Stili di Vita alla luce del Vangelo“, presso il Convento di S. Maria del Cengio a Isola Vicentina.

Adriano Sella e il movimento Gocce di Giustizia, propongono il laboratorio della Boicottega, Per educarci al consumo responsabile e promuovere, con i nostri acquisti, un’economia di giustizia.

E inoltre saranno proposti il Laboratorio biblico e il laboratorio poetico.

Per tutti i dettagli visualizza la locandina

Laboratorio: Origami relazionali e relazioni umane

volti-a-cerchioOrigami relazionali e relazioni umane

per riscattare la bellezza e l’importanza delle relazioni umane.

Questo laboratorio ha come obiettivo aiutare a riscoprire la bellezza e l’importanza delle relazioni umane, in modo da riscattarle per dare gusto e sapore alla propria vita.

Scarica tutto il materiale dal menu laboratori o al seguente collegamento:

http://www.goccedigiustizia.it/laboratori/relazioni-umane/

 

Logo_gocce

Dieci anni di smartphone, Greenpeace: l’impatto sul pianeta è devastante

La media di utilizzo è di soli due anni. Occorre riciclare i rifiuti elettronici.

In occasione del World mobile congress di Barcellona, Greenpeace ha presentato il rapporto “From Smart to Senseless: The Global Impact of Ten Years of Smartphones” che sottolinea che «Negli ultimi dieci anni, la produzione e lo smaltimento di smartphone hanno avuto un impatto significativo sul nostro pianeta».

Smatphone-recuperoIl rapporto fornisce una panoramica dell’aumento dell’uso degli smartphone in tutto il mondo, a partire dal lancio del primo IPhone nel 2007, e del loro impatto sul nostro pianeta e rivela che «Dal 2007 sono stati usati per la produzione di smartphone all’incirca 968 TWh, quasi l’equivalente di un anno di fabbisogno energetico dell’India. I dispositivi contribuiscono significativamente alla grande crescita dei rifiuti elettronici prodotti: si prevede di arrivare a 50 milioni di tonnellate nel 2017».

I dati presentati da Greenpeace sono impressionanti:  Dal 2007 a oggi sono stati prodotti 7,1 miliardi di smartphone.   Solo nel 2014, secondo uno studio della United Nations University, sono stati prodotti 3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici legati alla produzione di smartphone. Meno del 16% dei rifiuti elettronici globali viene riciclato.      Solo due modelli su tredici, esaminati come parte delle ricerca da Greenpeace Usa e iFixit, avevano batterie facilmente sostituibili. Questo significa che, quando la batteria inizia a scaricarsi, i consumatori sono costretti e sostituire l’intero dispositivo. Negli Stati Uniti gli smartphone vengono usati per un periodo medio di 26 mesi (circa due anni).   Nel 2020 le persone che posseggono smartphone saranno 6,1 miliardi, ovvero circa il 70% della popolazione globale.

L’autrice dello studio, Elizabeth Jardim,  corporate campaigner di Greenpeace Usa, sottolinea che «Se tutti gli smartphone prodotti nell’ultimo decennio fossero ancora in uso, ce ne sarebbero abbastanza per ogni persona sul pianeta. I consumatori sono spinti a cambiare telefonino così spesso che la media di utilizzo è di soli due anni: l’impatto sul pianeta è devastante. Quando si considerano tutti i materiali e l’energia richiesta per realizzare questi dispostivi, la loro durata e il basso tasso di riciclo, diventa chiaro che non possiamo continuare su questa strada. Abbiamo bisogno di dispositivi che durino più a lungo e, in sostanza, abbiamo bisogno di aziende che adottino un nuovo modello di produzione circolare».

Per questo Greenpeace chiede all’intero settore IT di «adottare un modello di produzione circolare, in modo da affrontare alla radice molte di queste sfide ambientali».

Secondo Greenpece, «Un caso esemplare è quello di Samsung, che dovrebbe impegnarsi pubblicamente al riciclo del Galaxy Note 7s, riducendo al minimo l’impatto sulle persone e sull’ambiente. Invece non è ancora chiaro cosa intenda fare con i 4,3 milioni di telefonini che ha ritirato dal commercio».

Fonte: greenreport.it

Come sarebbe il mondo se comandassero le multinazionali più ricche

final-brands-by-country-e36c

 

Realizzata dal sito HowMuch.net con i dati di Brande Finance questa interessante mappa mondiale rappresenta l’importanza del brand nelle nazioni di residenza. Ogni brand mostrato rappresenta l’azienda più grande del rispettivo paese. Le dimensioni di ciascun paese sono calcolate sulla base del valore globale del brand. Il colore invece riflette il Brand Strengh index 2017, va da o a 100 ed è diviso in colori. Il blu è il più alto.

Questa mappa quindi mostra il dominio globale dell’economia degli Stati Uniti. In termini di dimensione da segnalare Samsung, il colosso della Corea del Sud vale 6,2 miliardi di dollari. In terza posizione in classifica c’è la banca cinese Icbc (47,8 miliardi di dollari). Le banche sono le aziende più importanti sulla mappa della città, in cima alla lista marchio più valori in non meno di 8 paesi . Anche le compagnie petrolifere e del gas sono in cima alla lista delle marche in non meno di sette paesi . La più grande è la Shell, con sede nei Paesi Bassi e del valore di 36,8 miliardi di dollari. Shell vale tre volte Eni che è il maggior gruppo in Italia e di Petronas in alesi.Curiosamente, Google è l’unico marchio di una piattaforma digitale.

Fonte: ilsole24ore.com

Fermiamo i signori della guerra – per una Perugia-Assisi straordinaria

Appello di Padre Zanotelli. Il missionario richiama i pacifisti all’unità e all’azione
Una Perugia-Assisi straordinaria per fermare i Signori della guerra.
L’Italia ripudia la guerra (art. 11 Cost.), non può puntare sulle armi come pilastro del Sistema paese e armare paesi in guerra o che violano i diritti umani

Sosteniamo il nuovo appello di Padre Alex Zanotelli. Ecco dove firmare on line:

https://www.petizioni24.com/fermiamoisignoridellaguerra


Appello
FERMIAMO I SIGNORI DELLA GUERRA

img_22362Trovo vergognosa l’indifferenza con cui noi assistiamo a una ‘guerra mondiale a pezzetti’ , a una carneficina spaventosa come quella in Siria, a un attacco missilistico da parte di Trump contro la base militare di Hayrat in Siria ,ora allo sgancio della Super- Bomba GBU-43( la madre di tutte le bombe) in Afghanistan e a un’incombente minaccia nucleare.

L’Italia, secondo l’Osservatorio sulle armi, spenderà quest’anno 23 miliardi di euro in armi (l’1,18% del Pil) che significa 64 milioni di euro al giorno! Ora Trump, che porterà il bilancio militare USA a 700 miliardi di dollari, sta premendo perché l’Italia arrivi al 2% del Pil che significherebbe 100 milioni di euro al giorno. “Pronti a rivedere le spese militari – ha risposto la ministra della Difesa R. Pinotti – come ce lo chiede l’America.” La Pinotti ha annunciato anche che vuole realizzare il Pentagono italiano a Centocelle (Roma) dove sorgerà una nuova struttura con i vertici di tutte le forze armate. La nostra ministra della Difesa ha inoltre preparato il Libro Bianco della Difesa in cui si afferma che l’Italia andrà in guerra ovunque i suoi interessi vitali saranno minacciati. E’ un autentico golpe democratico che cancella l’articolo 11 della Costituzione. Dobbiamo appellarci al Parlamento italiano perchè non lo approvi. Il Libro Bianco inoltre definisce l’industria militare italiana ‘pilastro del Sistema paese’.

Mentre in Europa stiamo assistendo in silenzio al nuovo schieramento della NATO nei paesi baltici e nei paesi confinanti con la Russia. In Romania, la NATO ha schierato razzi anti-missili e altrettanto ha fatto in Polonia a Redzikovo. Ben cinquemila soldati americani sono stati spostati in quei paesi. Anche il nostro governo ha inviato 140 soldati italiani in Lettonia. Mosca ha risposto schierando a Kalinin- grad Iscander ordigni atomici, i 135-30. Siamo ritornati alla Guerra Fredda con il terrore nucleare incombente. (La lancetta dell’Orologio dell’Apocalisse a New York è stata spostata a due minuti dalla mezzanotte come ai tempi della Guerra Fredda).

Ecco perché all’ONU si sta lavorando per un Trattato sul disarmo nucleare promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, mentre le 9 nazioni che la possiedono non vi partecipano. E’ incredibile che il governo Gentiloni ritenga che tale Conferenza “costituisca un elemento fortemente divisivo “, per cui l’Italia non vi partecipa. Eppure l’Italia, secondo le stime della Federation of American Scientists, ha sul territorio almeno una settantina di vecchie bombe atomiche che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. Quanta ipocrisia da parte del nostro governo!

Davanti a una così grave situazione, non riesco a capire il quasi silenzio del movimento italiano per la pace. Una cosa è chiara: siamo frantumati in tanti rivoli, ognuno occupato a portare avanti le proprie istanze! Quand’è che decideremo di metterci insieme e di scendere unitariamente in piazza per contestare un governo sempre più guerrafondaio? Perché non rimettiamo tutti le bandiere della pace sui nostri balconi?Ma ancora più male mi fa il silenzio della CEI e delle comunità cristiane. Questo nonostante le forti prese di posizione sulla guerra di Papa Francesco. E’ un magistero il suo, di una lucidità e forza straordinaria. Quando verrà recepito dai nostri vescovi, sacerdoti, comunità cristiane? Dopo il suo recente messaggio inviato alla Conferenza ONU, in cui ci dice che “ dobbiamo impegnarci per un mondo senza armi nucleari”, non si potrebbe pensare a una straordinaria Perugia- Assisi, promossa dalle realtà ecclesiali insieme a tutte le altre realtà, per dare forza al tentativo della Nazioni unite di mettere al bando le armi atomiche e dire basta alla ‘follia’ delle guerre e dell’industria delle armi? Sarebbe questo il regalo di Pasqua che Papa Francesco ci chiede: “Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo e a guadagnarci sono solo loro.”

Infatti nel 2015 abbiamo esportato armi pesanti per un valore di oltre sette miliardi di euro! Vendendo armi ai peggiori regimi come l’Arabia Saudita. Questo in barba alla legge 185/90 che vieta la vendita di armi a paesi in guerra o dove i diritti umani sono violati. L’Arabia Saudita è in guerra contro lo Yemen, dove vengono bombardati perfino i civili con orribili tecniche speciali. Secondo l’ONU, nello Yemen è in atto una delle più gravi crisi umanitarie del Pianeta. All’Arabia Saudita abbiamo venduto bombe aeree MK82, MK83, MK84, prodotte dall’azienda RMW Italia con sede legale a Ghedi (Brescia) e fabbrica a Domusnovas in Sardegna. Abbiamo venduto armi anche al Qatar e agli Emirati arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Iraq, in Libia, ma soprattutto in Siria dov’è in atto una delle guerre più spaventose del Medio Oriente.In sei anni di guerra ci sono stati 500.000 morti e dodici milioni di rifugiati o sfollati su una popolazione di 22 milioni! Come italiani, stiamo assistendo indifferenti alla tragica guerra civile in Libia, da noi causata con la guerra contro Gheddafi. E ora , per fermare il flusso dei migranti, abbiamo avuto la spudoratezza di firmare un Memorandum con il governo libico di El Serraj che non riesce neanche a controllare Tripoli. E così aiutiamo la Libia a frantumarsi ancora di più. E con altrettanta noncuranza assistiamo a guerre in Sud Sudan, Somalia, Sudan, Centrafrica, Mali. Senza parlare di ciò che avviene nel cuore dell’Africa in Congo e Burundi. E siamo in guerra in Afghanistan: una guerra che dura da 15 anni ed è costata agli italiani 6,6 miliardi di euro.

Alex Zanotelli

Napoli, 14 aprile 2017

fonte: peacelink.it